La vita agra (La vita agra) | Alba International Film Festival
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Alba International Film Festival 7-12 Marzo 2008 Alba, Italy Alba International Film Festival 7-12 Marzo 2008 Alba, Italy
 
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La vita agra
Italia, 1963, 35mm, b/n, 104’



Titolo Internazionale/International title: Harsh Life
Titolo Italiano/Italian title: La vita agra
Regista/Director: Carlo Lizzani
Nazione/Country: Italia

Cast & Credits
Regia: Carlo Lizzani
Soggetto: dal romanzo omonimo di Luciano Bianciardi
Sceneggiatura: Sergio Amidei, Luciano Vincenzoni, Carlo Lizzani
Fotografia: Erico Menczer
Montaggio: Franco Fraticelli
Scenografia: Enrico Tovaglieri
Costumi: Dario Della Corte
Musica: Piero Piccioni
Suono: Liliano Galli, Mario Amari
Interpreti e personaggi: Ugo Tognazzi (Luciano Bianchi), Giovanna Ralli (Anna), Giampiero Albertini (Libero), Nino Krisman (il «Presidente»), Rossana Martini (Mara Bianchi), Elio Provetto (Carletto), Pippo Starnazza (il segretario della biblioteca), Enzo Jannacci (il cantastorie in trattoria), Elsa Asteggiano, Regina Dinelli, Gianni De Luca, Antonino Faà Di Bruno, Renato Terra, Pierangelo Priaro, Giuliana Rivera
Produttore: Nino E. Krisman
Produzione: Film Napoleon

Copia restaurata dalla Cineteca Nazionale, in collaborazione con Ripley's Film.



La vita agra
Luciano Bianchi, licenziato dalla miniera in cui lavorava come addetto alle attività culturali dopo un’esplosione, giunge dall’Emilia a Milano per vendicare i compagni morti con un attentato alla sede centrale della società. A casa lascia la moglie e il figlio e nella sua nuova città va a vivere con la giovane e militante Anna. Per sbarcare il lunario nella metropoli grigia e in pieno boom economica, si adatta a fare il traduttore, ma trova fortuna come autore di slogan pubblicitari. Nonostante detesti il suo lavoro, fa carriera e viene assunto dalla stessa società che l’aveva licenziato. La sua vendetta è ormai dimenticata e quando anche l’amore per Anna svanisce, richiama la moglie e il figlio perché li raggiungano a Milano.

Harsh Life
Having lost his job after a blast in the mine where he organized cultural activities, Luciano Bianchi leaves Emilia for Milan, determined to assault the company’s headquarters to avenge his dead workmates. He leaves back his wife and his son, and in the new city lives with the young and militant Anna. To get by in the grey, economically booming city, he agrees to work as translator, but he finds his fortune as advertising copywriter. Despite hating his job, he makes a career for himself and is hired by the same company that once fired him. He doesn’t think about revenge anymore, and when his love for Anna fades away, he asks his wife and son to join him in Milan.

Commento
Il racconto di una solenne incazzatura»: così Luciano Bianciardi descriveva il suo romanzo La vita agra a chi glielo chiedeva. Appassionato, sensibile, ironico, arrabbiato nero, lo scrittore toscano gettava tutto se stesso in quello che sarebbe diventato il manifesto intellettuale di un’epoca, il grido d’allarme – condotto con i toni di una presa per i fondelli del boom economico – di un uomo che sentiva sempre più vicini i morsi giganteschi della macchina capitalista. Bianciardi scriveva con la forza della sua amarezza (al gusto di sigarette, sciroppo per la tosse e vino della casa), ma anche con la lucidità di chi schernisce le ideologie e vagheggia un mondo in cui la sola regola è l’amore puro, non quello agostiniano ma quello «biblico», fatto di atti sessuali infiniti, ovunque e comunque, contro ogni restrizione o moralismo.
Luciano Bianciardi sarebbe morto alcolizzato e ancora incazzato con il mondo all’inizio degli anni ’70, laddove il suo alter ego sulla pagina avrebbe preferito congedarsi dal lettore affogando l’angoscia in un sonno sinistramente simile alla morte e il protagonista del film che Carlo Lizzani trasse dal romanzo poco dopo la sua uscita avrebbe avuto in sorte un destino ancora più amaro, sebbene più didascalico ed esplicito: al Luciano Bianchi di Ugo Tognazzi, in tutto e per tutto simile al modello letterario, tocca infatti il più ignobile degli imborghesimenti, frutto di una sconfitta storica e ideologica prima ancora che dell’arrendevolezza naturale dell’intellettuale medio italiano.
Non piacque, a suo tempo, la riduzione che Lizzani fece del testo di partenza: troppo bozzettistica, sorridente, farsesca, dissero allora i critici imbevuti di realismo. Eppure, con un occhio un po’ più attento a quello che succedeva nel mondo, sarebbe bastato guardare a tutti quei movimenti di macchina, stop-frame e camera look, a tutte quelle sequenze oniriche e surrealistiche, a tutto quel grottesco dispiegato a piene mani nel film, per accorgersi che si trattava di un esempio, raro e in anticipo sui tempi, di nouvelle vague all’italiana, degno contro altare della rabbia e della sana follia che rendevano impagabile la prosa di Bianciardi.
Carlo Lizzani



Carlo Lizzani (Roma, 1922) è stato tra il 1941 e il 1943 critico e saggista per il periodico Cinema. In seguito, ha collaborato con De Sica, Zavattini e Blasetti in qualità di sceneggiatore e, dal 1945 al 1950, anche come aiuto regista, al fianco di Giuseppe De Santis (Riso amaro, 1948), Roberto Rossellini (Germania anno zero, 1948), Alberto Lattuada (Il mulino del Po, 1949). Docente di regia e sceneggiatura al Centro Sperimentale di Cinematografia negli anni ‘70 e ‘80, è stato direttore della Mostra del cinema di Venezia dal 1979 al 1983. È stato anche presidente dell’Associazione nazionale degli autori cinematografici e presidente del comitato scientifico del Museo Nazionale del Cinema di Torino.

Carlo Lizzani (Rome, 1922) was critic and essayist for the journal, Cinema, between 1941 and 1943. From 1945 to 1950 he worked as screenwriter with De Sica, Zavattini and Blasetti. He also worked as assistant director with Giuseppe De Santis for Bitter Rice (1948), Roberto Rossellini for Germany Year Zero (1949), and Alberto Lattuada for The Mill on the Po (1949). In the 1970s and 1980s he was professor of directing and screenwriting at the Experimental Film Center. He was director of the Venice Film Festival from 1979 to 1983. He was also president of the National Association of Film Authors and of the scholarly committee for the Turin National Cinema Museum.



Filmografia / Filmography:
Achtung! Banditi! (1951), Cronache di poveri amanti (1954), Esterina (1959), La muraglia cinese (doc., 1959), Il gobbo (1960), Il carabiniere a cavallo (1961), Il processo di Verona (1962), La vita agra (1963), La guerra segreta (1965), Requiescant (1966), Svegliati e uccidi (Lutring) (1966), Banditi a Milano (1968), Amore e rabbia (1969), Roma bene (1971), Torino nera (1972), Crazy Joe (1974), Mussolini ultimo atto (1974), Storie di vita e di malavita (1975), San Babila ore venti: un delitto inutile (1976), Africa nera, Africa rossa (doc., 1976/1977), Kleinhoff Hotel (1977), Fontamara (1980), Mamma Ebe (1985), Un’isola (1986), Caro Gorbaciov (1988), Cattiva (1990), L’Europa dei popoli (doc., 1995/1996, co-regia Francesco Lizzani), Celluloide (1996), Luchino Visconti (doc., 1999), Roberto Rossellini: Frammenti e battute (2001), Maria Josè, l’ultima regina (serie tv, 2002), Operazione Appia Antica (2003), Le cinque giornate di Milano (tv, 2004), La passione di Angela (2005), Hotel Meina (2007), Giuseppe De Santis (tv, 2008).

 

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