La maman et la putain (La maman et la putain) | Alba International Film Festival
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Alba International Film Festival 7-12 Marzo 2008 Alba, Italy Alba International Film Festival 7-12 Marzo 2008 Alba, Italy
 
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La maman et la putain
Francia, 1973, 35mm, b/n, 209’



Titolo Internazionale/International title: The Mother and the Whore
Titolo Italiano/Italian title: La maman et la putain
Regista/Director: Jean Eustache
Nazione/Country: Francia

Cast & Credits
Regia, soggetto, sceneggiatura: Jean Eustache
Fotografia: Pierre Lohmme
Montaggio: Jean Eustache, Denise de Casabianca
Costumi: Catherine
Musica: canzoni di Zarah Lander, Damia, Marlene Dietrich
Suono: Nara Kollery
Interpreti e personaggi: Bernadette Lafont (Marie), Jean-Pierre Léaud (Alexandre), Françoise Lebrun (Veronika), Isabelle Weingarten (Gilberte), Jacques Renard (l’amico di Alexandre), Jean-Noël Picq (l’appassionato di Offenbach), Jessa Darrieux, Geneviève Mnich, Marinka Matuszewski, Jean-Claude Biette, Pierre Cottrell, Jean Douchet, Douchka, Bernard Eisenschitz, Jean Eustache, Berthe Granval, Caroline Loeb, Noël Simsolo, André Téchiné
Produttore: Pierre Cottrell
Produzione: Elite Films, Ciné Qua Non, Les Films du Losange, Simar Films, V. M. Productions



La maman et la putain Alexandre è un giovane parigino che vive alla giornata tra letture e infinite chiacchiere al bar. Ancora innamorato dell’ex fidanzata Gilberte, si consola con Marie, giovane proprietaria di una boutique che lo mantiene e lo ospita a casa sua. Un giorno Alexandre incontra Véronika, un’infermiera che come lui conduce un’esistenza senza troppe pretese, e poco tempo dopo, approfittando di un’assenza di Marie, i due diventano amanti. Al ritorno dell’amica, Alexandre le confessa la relazione e Marie, per nulla ingelosita, dà il via a un ménage a tre che si protrae senza drammi o gelosie tra le intenzione suicide di Veronique, il «processo» ad Alexandre da parte delle due donne e, alla fine, la rivelazione di Véronika di essere incinta.

The Mother and the Whore
Alexandre is a young Parisian who lives from day to day, reading a lot and chatting endlessly in the bars. He’s still in love with his ex girlfriend, Gilberte, but consoles himself with Marie, a young boutique owner who pays his bills and puts him up. One day Alexandre meets Véronika, a nurse who lives an unpretentious life, just like him; shortly after, while Marie is out of town, they become lovers. When Marie is back, Alexandre confesses her his affair with Véronika, and Marie, not at all jealous, starts a ménage-à-trois that unfolds without dramas nor jealousy, amid Veronika’s suicidal intentions, Alexandre’s “trial” by the two women, and, finally, the news of Veronika’s pregnancy.

Commento
Alexandre parla. Tanto, tantissimo. Fin dall’inizio del film dissemina ininterrottamente parole per lo spazio. Foulard blasè al collo parla concentrato e insieme indolente con Gilberte, che gli manca e che suppone di amare, parla con il suo amico Charles dei massimi sistemi e di minuzie, parla con Marie – la donna più grande di lui con cui convive e che lo mantiene, alla quale si rivolge con un formalissimo “vous”, ricambiato, persino quando sono a letto insieme – e poi, dopo averla incontrata, parla anche con l’infermiera Veronika, disperatamente lucida nel mostrarsi e nel mostrare. Eppure, nonostante in teoria si tratti di conversazioni, di dialoghi, vale a dire di esperienze di comunicazione nelle quali l’altro non è ascoltatore accessorio bensì parte in causa fondamentale, la sensazione è che Alexandre sia sempre immerso in un lieto acuminato autocompiaciuto monologo tramite il quale celebra, innamorato, la propria voce e la propria intelligenza (per quanto si tratti di un’intelligenza che non si connette mai a un fare, un’intelligenza solo di testa e mai di mani). Senza che nulla intorno a lui riesca davvero a turbarlo – al limite gli eventi sono materiali utili a ulteriori preziosissime speculazioni – la scena della storia si addensa di linguaggio fin quasi a esploderne. Così Alexandre – tra una Gauloise consumata al Deux Magots in una Parigi scartavetrata e polverosa e il gioco infinito degli appuntamenti – continua a parlare e a giudicare e a sedurre o a cercare di sedurre, ma il suo è il canonico dongiovannismo narcisista e inconseguente, e la parola di Alexandre, diversamente da quel che accade a Zeus, non diventa logos spermatikòs e resta secca, in posa, estetica e infeconda. Fino a quando l’oscillazione tra Marie e Veronika non si interromperà e Alexander dovrà fare i conti con una percezione del femminile che non è più semplicisticamente maman-rifugio o putain-avventura bensì un nodo molteplice e indistruttibile che azzera le parole e sbalordisce con l’esperienza, a quel punto fuori scena, del corpo fertile. In un finale che condivide con quello di Eyes Wide Shut il ritorno perentorio alla biologia, Eustache racconta una generazione disintegrata e, attraverso quella, ci fa precipitare a capofitto nell’umano.
Jean Eustache



Jean Eustache (Pessac, Francia, 1938 - Parigi, 1981) giunge a Parigi verso la fine degli anni ‘50 ed nel circolo dei critici dei «Cahiers du cinéma» (senza però diventare mai un critico), stringendo amicizia con Truffaut (che lo citerà nel suo Non drammatizziamo… è solo questione di corna, 1970) ed Eric Rohmer. All’inizio degli anni ‘60 intraprende la carriera di regista realizzando soprattutto corti e mediometraggi. Nel 1973 gira il suo capolavoro La maman et la putain, che fin da subito venne considerato come uno dei più significativi film della nouvelle vague, nonostante Eustacje non ne abbia mai formalmente preso parte. Si uccise dopo essere stato immobilizzato per mesi in seguito ad un incidente automobilistico.

Jean Eustache (Pessac, France, 1938 - Paris, 1981) arrived in Paris at the end of the 1950s and entered the film critic review “Cahiers du cinéma” (but he never became a critic), meeting Truffaut (who quoted him in Domicile conjugal, 1970) and Eric Rohmer. At the beginning of th 1960s he began his film director career with short and middle-length films. In 1973 shot his masterpiece La maman et la putain, considered a pivotal title of French nouvelle vague (even if Eustache never wanted to be considered a nouvelle vague director). In 1981 he committed suicide after surviving a terrible car crash. 



Filmografia / Filmography:
Les Mauvaises Fréquentations (mm, 1963), Le Père Noël a les yeux bleus (mm, 1966), La Rosière de Pessac (1968), Sur «Le Dernier des hommes» di Murnau (tv, cm, 1969), A propos de «La petite marchande d’allumettes» di Jean Renoir (tv, cm, 1969), Le Cochon (co-regia Jean-Michel Barjol, 1970), Numéro zéro (1971), Odette Robert (tv, mm, 1971), La Maman et la Putain (1973), Mes petites amoureuses (1974), Une sale histoire (doc., 1977), La Rosière de Pessac (1979), Le Jardin des délices de Jérôme Bosch (mm, 1980), Offre d’emploi (cm, 1980), Les Photos d’Alix (cm, 1980). 

 

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