San Michele aveva un gallo (San Michele aveva un gallo) | Alba International Film Festival
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Alba International Film Festival 7-12 Marzo 2008 Alba, Italy Alba International Film Festival 7-12 Marzo 2008 Alba, Italy
 
Staff & Contatti
 
 
San Michele aveva un gallo
Italia, 1972, 35mm, col., 90’



Titolo Internazionale/International title: St. Michael Had a Rooster
Titolo Italiano/Italian title: San Michele aveva un gallo
Regista/Director: Paolo Taviani, Vittorio Taviani
Nazione/Country: Italia

Cast & Credits
Regia, sceneggiatura: Paolo Taviani, Vittorio Taviani
Soggetto: dal racconto Il divino e l’umano di Leo Tolstoij
Produttore: Giuliani G. De Negri
Fotografia: Mario Masini
Montaggio: Roberto Perpignani
Scenografia: Gianni Sbarra
Costumi: Lina Nerli Taviani
Musica: Benedetto Ghiglia
Interpreti e personaggi: Giulio Brogi (Giulio Manieri), Daniele Dublino (la guardia), Renato Cestiè, Vito Cipolla, Virgina Ciuffini, Marcello Di Martire, Vittorio fanoni, Francesco Sanvilli, Giuseppe Scarcella, Renato Scarpa (Battistrada), Sergio Serafini (Guelfi), Cinzia Bruno, Stefano Guerrieri, Renato Niccolai, Samy Pavel, Lorenzo Piani
Produzione: Ager Cinematografica, Radiotelevisione Italiana    



San Michele aveva un gallo
Intorno al 1870 un anarchico d’estrazione borghese, Giulio Manieri, tenta di provocare un’insurrezione in un paesino dell’Umbria. La popolazione, però, lo respinge e l’esercito lo arresta. Condannato a morte e poi graziato con la pena dell’ergastolo, Giulio viene rinchiuso in una cella minuscola, in cui passa le giornate tra rigida disciplina di sopravvivenza, discussioni con i compagni e sogni di rivolte future. Anni dopo, durante un trasferimento in barca verso una nuova prigione, s’imbatte in un gruppo di giovani detenuti e discutendo con loro di metodi di lotta e modelli di società, si accorge di come il suo socialismo utopista sia stato soppiantato da nuove idee più rivoluzionare. Sconfortato e sconfitto, decide di gettarsi in acqua e morire.
 
St. Michael Had a Rooster
Around 1870, an anarchist of middle-class stock, Giulio Manieri, tries to provoke a riot in a village in Umbria. But people repel him and he is arrested by the army. Sentenced to death, he is then pardoned and convicted for life; he is confined in a tiny prison cell, devoting his time to austere survival discipline, debates with other inmates and dreams about future riots. After some years, while being transferred by boat to another prison, he meets a group of young prisoners and, discussing with them about methods of struggle and models of society, he realizes his utopian Socialism has been superseded by new, more revolutionary ideas. Discouraged and defeated, he decides to plunge in the water and die.
 
Commento
Lo spunto viene da un racconto dell’ultimo Tolstoj, Il divino e l’umano, dove si incrociano più temi: la fede, il ruolo degli intellettuali nel cambiamento, la ricerca di un senso nell’esistenza e nella storia. Due socialisti utopici lottano per il popolo: finiscono in carcere. Uno vedrà in una nuova luce la sua esistenza dopo la lettura del Vangelo; l’altro, fedele alle idee rivoluzionarie, sarà oggetto di dileggio da parte dei giovani rivoluzionari «scientifici» e marxisti. Paolo e Vittorio Taviani portano sullo schermo la vicenda di uno solo degli uomini di Tolstoj, Meženetskij, sepolto in carcere, superato dalle nuove idee, considerato sorpassato e patetico. La vicenda è spostata nell’Italia del 1870, in un paese dell’Umbria occupato dagli anarchici guidati da un intellettuale borghese, Giulio Manieri, che ha studiato matematica ma vive facendo il gelataio. Manieri pensa di sollevare la popolazione che però non lo segue e lascia che sia catturato dai soldati. Condannato a morte, Manieri si vede trasformata la pena nel carcere a vita. Giulio vive gli anni di isolamento senza nessun contatto. Sopravvive immaginando. L’utopia politica si trasforma in ipotesi fantastica: la cella si riempie delle parole sue e dei compagni, di suoni e rumori. Lui resiste. Quando, dopo dieci anni, viene trasferito, la barca che lo trasporta sulla laguna di Venezia incrocia un’altra barca, con altri rivoluzionari, giovani, diversi. Il confronto è tra due distanti idee di storia e di politica: e Giulio prende una decisione definitiva. I Taviani hanno detto di aver costruito il film come un quartetto musicale. Su quattro sfondi: il paese, la carretta, il carcere, la laguna. Con quattro blocchi narrativi: il tentativo di insurrezione, il supplizio evitato, la resistenza in cella, la decisione finale. E una sola legge, anche cinematografica: la parsimonia. E un finale che dice, come il finale di Paisà di Rossellini, che la storia spesso non lascia scampo a chi vorrebbe farle imboccare altre strade. L’utopia sta sempre oltre la storia, sfugge al tempo. Succedeva ai tempi di Tolstoj, nell’Italia del 1870, nell’Italia agli inizi degli anni ’70 quando esce il film. Succede ancora.
Paolo Taviani, Vittorio Taviani



Paolo e Vittorio Taviani (San Miniato, Pisa, 1931 e 1929), dopo il sodalizio con Valentino Orsini, si impongono negli anni ‘60 e ‘70 tra i più importanti esponenti del nuovo cinema politico italiano per poi confrontarsi con adattamenti letterari e produzioni televisive.

 

Paolo e Vittorio Taviani (San Miniato, Pisa, Italy, 1931 and 1929), after working with Valentino Orsini, became two of the most important exponents of the new Italian political cinema during the 1960s and 1970s. They have turned to literary adaptations and television productions.


Filmografia / Filmography:
San Miniato, luglio ’44 (doc., 1954), Un uomo da bruciare (1962), I fuorilegge del matrimonio (1963), I sovversivi (1967), Sotto il segno dello scorpione (1969), San Michele aveva un gallo (1971), Allonsanfan (1974), Padre padrone (1977), Il prato (1979), La notte di San Lorenzo (1982), Kaos (1984), Good Morning, Babylon (Good morning Babilonia, 1987), Il sole anche di notte (1990), Fiorile (1993), Le affinità elettive (1996), Tu ridi (1998), Resurrezione (tv, 2001), «Luisa Sanfelice» (serie tv, 2004), La masseria delle allodole (2007).
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