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They Have a Dream
San Michele aveva un gallo di Paolo e Vittorio Taviani
(Italia, 1973, 35mm, 87’)
presenta Gherardo Colombo, ex magistrato
Mercoledì 18 marzo, Cityplex 2, ore 14,30
Sullivan’s Travels (I dimenticati) di Preston Sturges
(Usa, 1941, 35mm, 90’)
Giovedì 19 marzo, Cityplex 2, ore 14,30
Una vita difficile di Dino Risi
(Italia, 1961, 35mm, 117’)
Venerdì 20 marzo, Cityplex 2, ore 16,00
The Best Man (L’amaro sapore del potere) di Franklin J. Schaffner
(Usa, 1964, 35mm, 102’)
Venerdì 20 marzo, Sala Ordet, ore 20,30
The Manchurian Candidate (Va’ e uccidi) di John Frankenheimer
(Usa, 1962, 35mm, 126’)
La Cina è vicina di Marco Bellocchio
(Italia, 1967, 35mm, 102’)
Domenica 22 marzo, Cityplex 2, ore 20,30
L’udienza di Marco Ferreri
(Italia, 1971, 35mm, 112’)
Domenica 22 marzo, Cityplex 1, ore 20,30
Nell’anno della vittoria di Obama negli Stati Uniti e nel periodo di massima crisi della partecipazione politica in Italia, il Festival ha deciso di provare a fermare il corso della storia e riflettere sulle differenze tra due paesi, due culture, due tipi di cinema, due forme diverse di passione civile.
Perché se è indiscutibile che l’impulso a raccontare storie è un’esperienza diffusa e trasversale a ogni popolo, è altrettanto evidente che ogni cultura caratterizza questo impulso in un modo specifico, facendo valere – nella maggior parte dei casi in modo involontario – i propri connotati culturali più radicati.
Per questa ragione mettere a confronto la messinscena della passione civile e politica tra Italia e Stati Uniti – si tratti della passione del singolo individuo in lotta contro le avversità del destino o della grande epica legata ai diritti condivisi, della ricerca della giustizia e della legalità – non può che condurre a risultati tanto differenti quanto significativi. Perché ad affiorare prepotentemente sono alcuni, rari, punti di convergenza e le tante ragioni di divaricazione.
Al sogno americano, motore fondamentale di tante narrazioni cinematografiche (a volte sogno «reale», altre volte incubo travestito, mistificato e manipolato), si contrappone quella che sembra la costitutiva incapacità utopica degli italiani, così come il dramma dell’esperienza raccontato nel cinema d’oltreoceano si risolve nella smisurata esuberanza sentimentale del melodramma italiano (dove le atmosfere dell’opera trascendono in identità nazionale); e ancora colpisce profondamente – e abbiamo avuto modo di osservarlo in questi ultimi tempi – come alla volontà di fiducia «obamiana» si opponga nel nostro Paese unicamente la volontà – a volte l’obbligo – della fede.
Un percorso tra Italia e Stati Uniti alla ricerca di due diverse esperienze d’identità.
Sei film, dunque, tre americani e tre italiani, per capire cosa ne è rimasto, e cosa ne sarà, del sogno americano e cosa resta, invece, dell’identità italiana, con le sue storie di gente comune, la sua mancanza di idee e di simboli. Il vecchio gallo di san Michele, come dicevano i fratelli Taviani, è davvero tutto ciò che ci rimane?
l percorso cinematografico sarà accompagnato da due incontri-dibattito tra diversi ospiti del festival: un primo che affronterà l'argomento dal punto di vista cinematografico, con la partecipazione, fra gli altri, dei registi Marco Ponti e Guido Chiesa, e un secondo che sarà invece di carattere politico-giornalistico.
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