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John M. Stahl: lo specchio delle passioni
Magnificient Obsession (Al di là delle tenebre) di John M. Stahl
(Usa, 1935, 35mm, 112’)
Mercoledì 18 marzo, Sala Ordet, ore 22,30
Imitation of Life (Lo specchio della vita) di John M. Stahl
(Usa, 1934, 35mm, 109’)
Giovedì 19 marzo, Cityplex 2, ore 22,30
Back Street (La donna proibita) di John M. Stahl
(Usa, 1932, 35mm, 93’)
Venerdì 20 marzo, Sala Ordet, ore 22,30
Only Yesterday (Solo una notte) di John M. Stahl
(Usa, 1933, 35mm, 105’)
Domenica 22 marzo, Sala Ordet, ore 22,30
L'omaggio sarà accompagnato da una lezione sul melodramma di Maurizio Porro, critico del Corriere della sera. dal titolo Il melodramma, lo spazio delle passioni.
John M. Stahl, insieme al contemporaneo Frank Borzage, è considerato il principale autore di melodrammi hollywoodiani nel periodo compreso tra l’inizio degli anni ’30 e la fine degli anni ’40 del XX secolo.
Il suo nome è legato soprattutto a quello del ben più famoso e celebrato Douglas Sirk, che negli anni ’50 ha realizzato tre remake di altrettanti suoi film – Magnifica ossessione (1953), dall’originale Al di là delle tenebre (1935), Interludio (1957), rifacimento di Vigilia d’amore (1939), e Lo specchio della vita (1959), dall’omonimo film del 1934 – e a un titolo, Femmina folle (1945), noir mélo fiammeggiante e irrazionale che oggi è unanimemente considerato uno dei migliori esempi di quell’audacia e di quella follia che si nascondevano sotto la rispettabilità borghese del cinema hollywoodiano classico.
Nell’ambito della sezione eXistenZe e del tema guida dell’ottava edizione, Legami e passioni, al Festival è parso così giusto dedicare, per la prima volta in Italia da diversi anni, un piccolo omaggio a un autore molto conosciuto, ma in definitiva poco o per nulla visto.
Quattro i film scelti, in successione cronologica a partire dai primi anni ’30, per quello che idealmente potrebbe essere il primo passo di una più ampia riflessione sul lavoro di John M. Stahl: La donna proibita (Back Street), melodramma al femminile con una splendida Irene Dunne, rifatto anch’esso per ben due volte (1941 e ’61), Solo una notte (Only Yesterday, 1933), storia d’amore e di ricordi perduti che Ophuls, anche lui, avrebbe ripreso anni dopo con Lettera da una sconosciuta (1948), e i già citati Lo specchio della vita (Imitation of Life), con la splendida Claudette Colbert nel ruolo che 25 anni dopo sarà di Lana Turner, e Al di là delle tenebre (Magnificent Obsession), già in questa prima versione tanto assurdo quanto deliziosamente delirante.
Per tutta la sua carriera, cominciata nel periodo muto alla Vitagraph e poi, a partire dalla fine degli anni ’20, proseguita grazie a produzioni indipendenti spesso di serie B, John M. Stahl ha dato vita a un cinema commerciale emozionante ed edificante, attraversato da improvvisi lampi d’autore capaci di illuminare opere «artificiose» e provocatorie (come il mistico Le chiavi del paradiso, 1944, o Le mura di Gerico, 1948, giocato, come Femmina folle, sul potere distruttivo dell’amore femminile) o da sottotesti politici e sociologici, come la grande crisi del ’29 in Solo una notte, mai scontati o banali.
Il paradosso della storia ha voluto che vivesse all’ombra di tutti quei registi che hanno saputo trarre il meglio dalle sue opere per trasformarle in qualcosa di ancora più emozionante e irrazionale: ma la sua impronta nell’evoluzione del melodramma da vicenda strappalacrime per sole donne a sguardo sugli abissi dei sentimenti umani, è ancora oggi evidente.
Con gli anni, come per tutti gli autori di melodramma hollywoodiano, la sua filmografia ha subito un processo di rivalutazione talvolta ai limiti dell’esaltazione cieca, ma assai raramente i suoi film sono stati visti e considerati con la giusta distanza critica.
Il piccolo omaggio che l’Alba International Film Festival ora gli dedica è così l’occasione per fare davvero luce sul suo cinema, lasciandolo per una volta parlare da sé, senza la mediazione del mito, del ricordo o del rifacimento.
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