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Unità nazionale e tv popolare. Una serata con Pippo Baudo
Venerdì 3 giugno, ore 21.00, Fondazione Ferrero.
Mario Soldati, Sergio Zavoli, il maestro Alberto Manzi che fece prendere la licenza elementare a 26 milioni di analfabeti. Enzo Tortora, Nicolò Carosio, Corrado, Mike Bongiorno. E Pippo Baudo.
Se nel 1861 Garibaldi e Cavour facevano l'Italia, si potrebbe dire che è solo dal 1954, anno di fondazione della Rai, che si iniziavano a fare gli italiani. Ovvero, da quando la gente si ritrovò improvvisamente in casa il giornale, il cinema, il teatro ed era come toccare il cielo con un dito.
Il piccolo schermo, con il suo potere ipnotico e la sua diffusione capillare da Nord a Sud del Paese, ha senza dubbio avuto un ruolo determinante nella creazione dell'identità e dell'immaginario nazionale.
Pippo Baudo è insieme un protagonista indiscusso e un testimone prezioso di questo processo in continua evoluzione. Il suo esordio in tv avviene nel 1960, con un programma dal titolo in qualche modo premonitore: Guida degli emigranti. Ultimo erede della grande tradizione del varietà classico, conduttore televisivo per eccellenza, Baudo è il fondatore dei tre grandi riti televisivi italiani: quelli della domenica pomeriggio (con Domenica In) e del sabato sera (con Canzonissima e Fantastico), ma anche quello della domenica a pranzo (con Settevoci, programma musicale che nel 1966 gli diede il primo successo). E dopo mezzo secolo vissuto da protagonista sul piccolo schermo, negli ultimi anni con Novecento ci ha regalato una straordinaria riflessione sulla storia d'Italia e sui suoi personaggi.
Fedele a una tradizione ormai consolidata, l'Alba International Film Festival dedica così anche quest'anno uno spazio importante all'analisi del linguaggio televisivo. E lo fa affidandosi ancora una volta all'esperienza e all'acume del professor Giorgio Simonelli, docente di Storia della Radio e della Televisione all'Università Cattolica di Milano e opinionista del programma TvTalk di Rai Educational, che converserà con Pippo Baudo sul palco della Fondazione Ferrero.
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